NELLA LETTERATURA...
Il vaso è un elemento ricorrente nella storia della letteratura, così come è sempre stato presente nella storia delle civiltà. Esso ha spesso ricoperto una posizione centrale nei componimenti poiché gli era attribuito un valore magico o comunque simbolico; nella cultura classica, infatti, il vaso era collegato alla sfera divina. In particolare, è molto ricorrente la figura del contenitore misterioso e maledetto che danneggia colui che, vinto dalla curiosità lo apre.
Nella letteratura latina, la presenza di vasi dal contenuto magico favola di Amore e Psiche, appartenente alle Metamorfosi di Apuleio. Come ultima prova propostale da Afrodite, Psiche deve portare un vaso nel mondo sotterraneo a Persefone, affinché vi metta un po’ della sua bellezza, dal momento che la dea dell’amore aveva consumato la sua nel curare il figlio. Dopo averla raggiunta, ecco che Persefone prende il vaso e lo riempie.
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| Amore e Psiche |
XX “Così quella torre provvidenziale assolse il suo profetico incarico e Psiche non indugiò, raggiunse il promontorio del Tenaro, prese con sé le monete e le ciambelle secondo le istruzioni ricevute, discese lungo la strada infernale, oltrepassò senza dir parola l’asinaio zoppo, diede al nocchiero la moneta per il traghetto, fu sorda al desiderio del morto che galleggiava, non si curò delle insidiose preghiere delle tessitrici, placò con la ciambella la rabbia spaventosa del cane e, infine, giunse alla dimora di Proserpina. “Qui rifiutò il morbido sedile e il cibo squisito che l’ospite le offerse ma sedette umilmente ai suoi piedi si contentò di un pane scuro, poi riferì l’ambasciata di Venere. “E senza indugio prese il vaso, in gran segreto riempito e sigillato, fece tacere le bocche latranti del cane con l’inganno della seconda ciambella, consegnò al nocchiero la moneta che le era rimasta e risalì dall’inferno con passo assai più leggero. “Ma dopo aver rivista e adorata questa candida luce, benché avesse fretta di portare a buon fine il suo mandato, fu assalita da un’ imprudente curiosità: ‘Sono proprio una sciocca’ si disse: ‘porto con me la divina bellezza e non ne prendo nemmeno un pochino, non foss’altro per piacere di più al mio bellissimo amante’ e, detto fatto, aprì il vaso.”
Psiche può così tornare nel mondo dei vivi ma, dopo tutto quello che aveva subito, non riesce a resistere alla tentazione di aprire il vaso usare un po’ della bellezza contenuta per sé. Il vaso, non appena la fanciulla lo apre, si rivela vuoto e Psiche cade a terra in un sonno profondo.
XXI “Ma dentro non v’era nulla, nessuna bellezza, ma solo del sonno, un letargo di morte che s’impadronì di lei non appena ella sollevò il coperchio e che si diffuse per tutte le sue membra in una pesante nebbia di sopore facendola cadere addormentata proprio dove si trovava, là sul sentiero. E Psiche giacque immobile nel suo sonno profondo, come morta.”

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